Succede, a volte, che molte persone siano affette da un enorme senso di "nonnismo" nei confronti dei più giovani, e questo accade ovviamente in tutte le relatà personali e lavorative. Talvolta fa bene insegnare ai più giovani "la legge del più forte"; altre volte invece, i più grandi dovrebbero imparare a aprire un attimo gli occhi, altrimenti non si accorgerebbero che quell'ostinato senso di POTERE non è nient'altro che la loro ignoranza costretta ad innalzare uno scudo per non subire gli attacchi da quello che non conoscono.
Siamo tutti vecchi agli occhi di qualcuno, e contemporaneamente giovani agli occhi di altri; ma venire etichettati dal prossimo per come appariamo, senza che conoscano effettivamente le nostre capacità, penso che sia una cosa che fa imbestialire chiunque.
Io direi di eliminare molti pregiudizi, su giovani e vecchi; smettere di mandare a spasso insieme la giovinezza e l'incapacità. I giovani devono imparare, e questo è fuori discussione; ma esistono per ognuno di noi dei campi di appartenenza dove siamo imbattibili agli occhi di altri.
ESEMPIO:
Un ragazzo che chiameremo X fa il pasticcere; ha 23 anni, non è diplomato ma fa quel mestiere da quando aveva 15 anni(quindi sono 8 anni che sforna dolci), inequivocabilmente gli capiterà ALMENO una volta nella vita che un secondo soggetto che chiameremo Y, sui 50 anni, impiegato, si lamenterà col ragazzo, dicendo che non sa fare il proprio lavoro, sventolando l'ascia di guerra dell'esperienza che gli da l'inequivocabile giudizio che vanta.
PUNTO DELLA QUESTIONE:se X fa quel lavoro da otto anni, prendendo sempre più di stipendio e sempre meno lamentele, Y che non ha mai cucinato nemmeno un biscotto può giudicare l'operato del ragazzo? RISPOSTA: NO!
Però succede sempre almeno ad ognuno di noi.
Queste piccole cose possono mandare in rovina la giornata di un ragazzo che si sta facendo le ossa nel mondo del lavoro e scoraggiarlo a proseguire in quello che sta facendo. Ricordiamoci che sono sempre giovani, anche se non incapaci come si pensa
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